Through the looking-glass

In Spazio Mouv’ Arte, spazio creativo in San Salvario,

 

a Torino via Silvio Pellico 3,

 

 

la Mostra di Cesare Botto/Ober Bondi

 

 

 

 

 

dal 7 al 25 Ottobre 2014

 

Inaugurazione martedì 7 ottobre dalle 18,30

 

 

Through the looking-glass

di Roberto Cavallera

 

La collaborazione tra il pittore Cesare Botto e il fotografo Ober Bondi sembra rinnovare e al contempo risolvere l'ormai più che centenaria "tenzone" tra pittura e fotografia (memorabile in tal senso resta la mostra torinese del 1973, "Combattimento per un'immagine", curata da Luigi Carluccio e Daniela Palazzoli). Nessun "combattimento" in questo caso, piuttosto un avvicinamento tra due peculiari distanze, tra due linguaggi artistici apparentemente inconciliabili, nella comune ricerca, da parte dei due artisti, di nuove possibilità di visione. Complice il dispositivo della cornice/teca di vetro, pittura e fotografia vengono articolate tridimensionalmente tra primo piano e sfondo sottraendole in tal modo ad ogni reciproco contatto fisico, in favore di un confronto finalmente paritetico e privo di potenziali prevaricazioni. Il capovolgimento della superficie vitrea su cui è posata la pittura determina inoltre una "sospensione" perpendicolare del pigmento sulla fotografia sottostante privando quindi il nostro sguardo dell'evidenza tattile della materia pittorica che assume qui una - sottilmente paradossale - natura "fotografica". Inusuale teatro ottico, dove l'attenta gestualità pittorica di Botto dialoga cromaticamente, tra velature e trasparenze, con l'intenso, preciso bianco e nero degli scatti fotografici di Bondi. Dialogo, a volte poetico, con i delicati fraseggi di colore intorno ad un corpo femminile allo specchio, a volte garbatamente ironico, con l'inatteso, giallo sole che spunta impertinente nel plumbeo cielo di una Cuneo innevata. Altrove il dialogo si fa più profondo e complesso, allorché nette campiture acriliche accompagnano, nella riproduzione di un'opera di Corrado Ambrogio, la tesa fuga di cavi metallici a innescare una sorta di "mise en abîme" concettuale in cui l'intervento pittorico interagisce sia con l'opera d'arte riprodotta in fotografia sia con la fotografia stessa. Suggestioni intellettuali ed emotive dunque, oltre che squisitamente visive, generate da Botto e Bondi nello spazio minimo e virtualmente infinito della teca, all'interno della quale potremo, una volta attraversato il vetro, liberamente fluttuare, indovinando i giochi prospettici di ombre proiettate dalle tracce pittoriche sulla superficie fotografica e ancora apparenze, immagini e colori frammisti agli accidentali, mutevoli riflessi del mondo esterno, ad animare incessantemente questa amichevole conversazione tra pittura e fotografia, tra fotografo e pittore, sull'orlo - parafrasando un titolo di Giovanni Pozzi - di un visibile guardare.

 

 

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